IL LIBRO
SCRIVI PER INFORMAZIONI SUL MUSICAL
francesco d'assisi
henry thoreau
lev tolstoj
mohandas gandhi
simone weil
lorenzo milani
abbè pierre
LOCANDINA DEL MUSICAL
LA COOPERATIVA SOCIALE ARTIMESTIERI
le prove del musical si sono svolte presso la sala "incontri"
della cooperativa sociale
artimestieri
home
il musical
il libro
hanno creduto nel progetto
per cambiare
la società post-industriale



PER CAMBIARE la società post industriale
5 semplici idee per rendere più giuste le società del terzo millenio




1. Il mito della crescita

Abbandoniamo la vecchia ricetta liberista che insegue la Crescita con la promessa di vantaggi anche per chi è povero: in realtà la Crescita non c'è più e la povertà aumenta.
Crescere non è un valore in sè, proponiamoci di produrre ciò che serve al benessere di tutti: ciò è del tutto realizzabile data la sovrabbondanza di prodotti sul mercato che non aspettano che di essere venduti.

L'economia del futuro non sarà una economia della Crescita ma dell'Equilibrio, perchè il pianeta  ha dimensioni e risorse limitate e tutto si dovrà misurare con ciò: economia, edilizia, ambiente e anche lo sviluppo demografico.


Accettato il concetto di Equilibrio tutto diventa più semplice e razionale: si smette di ricercare inutilmente “nuove risorse economiche” da destinare alla crescita ma, più razionalmente si procederà ad una diversa ed equa destinazione di quelle già esistenti.



2. Riportiamo al centro il lavoro delle persone
In una economia sana e vitale il lavoro deve essere più fruttuoso della rendita finanziaria. Un semplice sguardo al nostro passato ci racconta che i periodi di crescita economica sono frutto della produzione e non della speculazione finanziaria.

Con la globalizzazione i paesi post-industriali hanno delocalizzato la produzione e si sono tenuti la finanza: questo ha prodotto maggiori utili per i ricchi ma non un benessere diffuso per le nostre società.

E' necessario riportare il lavoro e la produzione al centro dell'economia, per far questo si deve tassare maggiormente la rendita finanziaria e detassare il lavoro.

Deve infatti risultare più conveniente, per una banca o per un risparmiatore, investire in una attività lavorativa, cosicchè l'investimento finanziario puro torni ad essere marginale per l'economia nel suo complesso.

La ricetta è semplice ma fortemente osteggiata dalle classi benestanti che preferiscono i titoli di stato e i fondi speculativi, che per anni hanno garantito rendite sicure senza preoccupazioni per i detentori del risparmio.

Solo riportando al centro il lavoro ci sarà un risanamento dei fondamentali dell'economia e potrà cessare l'era dei “BONUS”: elemosine una tantum, interventi palliativi, correttivi che offendono la dignità di chi li percepisce.


Da questo punto di vista anche il “Reddito di cittadinanza” non si discosta da queste politiche, se approvato, consoliderebbe una situazione da “riserva indiana” per generazioni di giovani che sarebbe così tenuti fuori dalle dinamiche dell'economia e ai margini della società.




3. La democrazia del 50% +1 non è più rappresentativa

La democrazia della maggioranza semplice è diventata ingiusta perchè tiene relegate nel disagio intere fasce di popolazione.
La democrazia del 50%+1 è stata fondamentale nell'800 e nel 900 quando la stragrande maggioranza della popolazione era costituita da contadini e operai che, attraverso il voto hanno potuto cambiare le loro condizione.

Oggi gli operai e i contadini sono pochi, anche i giovani sono in proporzione molti in meno e con queste regole attuali non riescono a condizionare le politiche economiche e sociali.
La politica deve offrire forme di maggiore partecipazione e adottare criteri di voto più qualificati, come quello dei due terzi.

Oggi è presente un blocco sociale di corporazioni di benestanti che si opppongono al cambiamento, aiutati dalle nostre vecchie regole: i giovani, i disoccupati, gli stranieri, i precari, i lavoratori che svolgono lavori faticosi e usuranti, ognuna di queste categorie non ha la possibilità di modificare le cose e di fatto è succube di una moderna “schiavitù democratica”

La legge elettorale e la forma parlamentare devono garantire la pluralità della rappresentanza più che risolvere il presunto problema della lentezza decisionale. Se non si attuano le riforme giuste, non sarà certo la rapidità di approvazione delle leggi a cambiare le cose.

Lo strumento del Referendum deve essere rinnovato per fornire uno strumento utile alle minoranze per rappresentare le loro istanze, le due novità necessarie sono: introduzione del referendum propositivo e niente quorum del 50% per essere valido.
Gli stranieri che lavorano (e che pagano le tasse) in Italia devono poter votare per eleggere i loro rappresentanti nelle istituzioni.





4. Non grandi opere ma manutenzione dell'esistente

Un'altra famosa ricetta liberista dice che gli investimenti nelle opere pubbliche fanno ripartire l'economia. Certamente in passato questa politica avrà ottenuto il suo effetto: non l'ottiene però sempre e  non l'ottiene in Italia dove per opere pubbliche s'intende “grandi opere”.
E' naturale che pochi interventi molto concentrati non possano avere effetti generali su un paese grande come l'Italia, altro difetto italiano è la corruzione che le grandi opere si portano dietro.

L'Italia ha bisogno di manutenzione del territorio e di manutenzione del patrimonio edilizio esistente, investiamo nella ristrutturazione con criteri antisismici e puntiamo alle tante opere necessarie a curare il dissesto idrogeologico del nostro territorio: faremo lavorare così migliaia di piccole imprese locali e creeremo migliaia di nuovi posti di lavoro.

Favoriamo gli interventi di ristrutturazione e disincentiviamo la costruzione di nuove case: i nostri paesi si sono svuotati nei centri storici perchè sono state costruite nuove case in periferia, ora i centri si sono degradati e hanno bisogno di una generale riqualificazione dell'esistente.

Ancora oggi sono attive norme fiscali, retaggio del passato, che favoriscono la costruzione di nuove case e disincentivano le ristrutturazioni, la più significativa è relativa all'Iva sulle spese effettuate: 10% di Iva sulle spese di ristrutturazione; 4% di Iva sulle spese di costruzione della nuova casa.

Chi si occupa di edilizia sa che ristrutturare è naturalmente più complicato e costoso che costruire dal nuovo: la norma fiscale dovrebbe disincentivare le nuove costruzioni fissando l' Iva al 22% e favorire con l' Iva al 4% le ristrutturazioni dell'esistente.

Poi è necessario tassare maggiormente chi lascia degradate e sfitte le vecchie case: una politica in tal senso metterebbe in moto il mercato immobiliare, favorirebbe le coppie giovani e creerebbe molti posti di lavoro. Capisco che una tale norma potrebbe essere vista come una violazione della proprietà privata, ma in realtà si deve spiegare che chi possiede una casa e non ne fa niente, occupa il territorio che è un bene comune e che la collettività ha il diritto di chiedere che tale occupazione risponda non solo all'interesse del possessore dell'immobile ma anche all'interesse collettivo di tutti i cittadini presenti e futuri.




5.Limitiamo gli stipendi nella pubblica amministrazione

Propongo che si stabilisca per legge che nel pubblico lo stipendio più alto sia al massimo 3 volte quello minimo; che i massimi dirigenti, i parlamentari, i giudici della corte costituzionali, tutti rientrino in questa norma, i vantaggi sarebbero molteplici:

Questa norma valorizzerà le persone oneste e con alto senso civico che scelgono l'impegno civico e politico non per i soldi ma per il desiderio di servire la comunità. Nei consigli comunali dei tanti piccoli comuni italiani è pieno di persone che, gratuitamente e con grande dedizione si danno da fare per la collettività.

E' da sfatare che gli alti stipendi servano per pagare “ le alte competenze” di questi personaggi. Sono convinto, come tanti italiani, che le alte competenze, se ci sono, non siano sempre spese per la collettività ma per interessi personali o di lobby.


Questa norma favorirà una svolta morale nella società, darà un forte segnale di rinnovamento  e avrà un effetto benefico perequativo anche nel settore privato.

Inoltre si rimetterà in moto l'economia con un aumento dei consumi interni favoriti da un potere d'acquisto più diffuso: credo infatti che la concentrazione dei grandi patrimoni non favorisce i consumi ma solo la rendita finanziaria che in questi anni ha disincentivato la produttività e la tanto evocata "Crescita"





  scrivetemi per contribuire al dibattito enzo@artimestieri.com


mi piacerebbe contribuire alla formazione di un movimento dal basso che si potrebbe chiamare "PER CAMBIARE"

un movimento di proposta, di rinnovamento della società, di cambiamento

un movimento che produca una visione, un progetto di società che parta dalla realtà ma che abbia l'ambizione di creare senza pregiudizi e con la più ampia libertà di pensiero

un movimento non ideologico ma ispirato da grandi idealità oggi quasi dimenticate e perfino negate: amore per il prossimo e per il creato, voglia di giustizia e di solidarietà, pace e benessere per tutti.



scrivi a:
Eugenia Ruggieri
Enzo Princivalle
Valeria Arpino
Antonio Delogu
GLI INTERPRETI DEL MUSICAL