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Lev Nikolaevic Tolstoj 1828-1910LEV TOLSTOJ

Nell'antichità, la schiavitù e la minaccia di morte esistevano in tutta la loro crudele franchezza.

L'uomo armato diceva a quello che non lo era: io ti posso uccidere immediatamente così come ho appena ucciso tuo fratello; ma non voglio farlo; io ti risparmierò e penso che troveremo tutti e due i nostri vantaggi, dal momento in cui tu lavorerai per me ed io non ti ucciderò. ... E l'uomo senza armi si sottomise all'uomo armato e fece tutto quello che quest'ultimo gli ordinava.

L'uomo disarmato lavorava; l'uomo armato lo minacciava.

Questa forma di schiavitù è apparsa per prima, ma per la vita dei popoli è divenuta complessa, ...bisognava che il padrone nutrisse e vestisse il suo schiavo per mantenerlo pronto al lavoro. Questa sola circostanza era di per sè sufficiente a far sì che il numero di quelli che egli sfruttava, fosse molto limitato.

Egli era inoltre obbligato a infierire costantemente per essere temuto e farsi obbedire.

La nuova forma di schiavitù, molto più comoda, molto più estesa, fu immaginata, come ci insegna la Bibbia, circa cinquemila anni fa, dal buon Giuseppe. Si basa sul più tirannico bisogno naturale: la fame.

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" E Giuseppe ammassò tutti i viveri che furono del paese d'Egitto, e rinchiuse i viveri nelle città, ovvero, in ogni città i viveri del territorio circostante".

"Allora finirono i sette anni di abbondanza che vi erano stati nel paese d'Egitto"

"Cominciarono i sette anni di carestia, come aveva predetto Giuseppe. E la carestia ci fu in tutti i paesi; ma il pane c'era in tutto il paese d'Egitto"

"E allora tutto il paese d'Egitto fu affamato, e il popolo implorò il Faraone per avere del pane. E il Faraone rispose a tutti gli egiziani: Andate da Giuseppe e fate ciò che lui vi dirà"

"Vennero anche da tutti i paesi fino in Egitto per comperare del grano; perchè la carestia era terribile in tutta la terra"

"E Giuseppe ammassò tutto il denaro che si trovò nel paese d'Egitto e nel paese di Chanaan, per il grano che si doveva comprare, e portò questo denaro al palazzo del Faraone"

"E il denaro nel paese d'Egitto e nel paese di Chanaan mancò. E tutti gli egiziani vennero da Giuseppe dicendo: Dacci del pane, o noi moriremo davanti ai tuoi occhi..."

"Allora essi portarono a Giuseppe il loro bestiame, e Giuseppe fornì loro del pane in cambio di tutti i loro armenti"

"finito quell'anno, essi tornarono l'anno seguente e gli dissero: .....poichè moriremo davanti ai tuoi occhi, compraci, e noi e le nostre terre, per del pane, e noi saremo servitori del faraone."

"E allora Giuseppe comprò al faraone tutte le terre d'egitto; poichè gli egiziani vendettero ognuno il suo campo a causa della carestia che era aumentata; e la terra fu del Faraone"

" e Giuseppe disse al popolo: vi ho comprato oggi voi e le vostre terre per il Faraone..."

" E quando verrà il tempo della raccoltà, voi darete la quinta parte al Faraone e le altre quattro saranno per voi...

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Il vantaggio che questo sistema ha, per chi governa...è che egli non è più obbligato a costringere con la forza i lavoratori a sottomettersi ai suoi desideri, ma essi stessi vengono a vendersi a lui.

L'inconveniente consiste esclusivamente nel fatto che il sovrano è obbligato a spartire con un più grande numero di complici. ...un'armata di grandi e piccoli Giuseppe, posti a riscuotere la quinta parte dei raccolti, sorvegliare i granai e distribuire le provvigioni.

La terza forma di servitù è l'imposta. Come la precedente è basata sulla fame.

Il padrone esige dai suoi sudditi un numero determinato di quelle monete che egli solo possiede in principio. Per ottenerle, i sudditi, sono obbligati a vendere non più solo la quinta parte dei cereali, ma ancora altre cose estremamente necessarie alla loro esistenza, per esempio carne, pelli, lana, tessuti, combustibile, le loro stesse case. Ed è allora che si stabilisce la terza forma di schiavitù, quella del denaro.

Ma dal momento in cui l'imposta deve essere pagata in denaro, si necessita una amministrazione molto complicata, un'armata di funzionari per controllare che i contribuenti non si sottraggano ai propri doveri.

Di conseguenza il governo è tenuto a spartire con un ben più grande numero di persone...e la forza delle cose vuole che tutti quelli che possiedeno del denaro divengano suoi sostenitori...e gli amministrati sono in una condizione molto più difficile, ed essi sono privati della maggior parte del prodotto del loro lavoro, dato che il numero di quelli che sfruttano il lavoro dei loro fratelli è molto più grande che nel sistema precedente ...

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LA POVERA GENTE (racconto breve)

Jeanne, la moglie di un pescatore, dopo aver messo in ordine la sua capanna, aveva dato da mangiare ai bambini, ne aveva tre, li aveva messi a letto, e intanto aveva pensato sempre, incessantemente a suo marito. Suo marito, il pescatore Paul, era andato in mare al mattino, con le sue reti. A mezzogiorno si era levato il vento, verso sera era cominciata la tempesta. S'era già fatto buio, e Paul non c'era ancora.

Erano gente povera e null'altro avevano da mangiare, fuorchè il pesce che il marito pescava.. Se lui fosse affogato in mare, come spesso accadeva ai pescatori, cosa mai sarebbe successo alla famiglia? Comunque non era soltanto il pensiero della miseria, a spaventare Jeanne. Paul era taciturno, era un uomo severo d'aspetto, ma loro due vivevano insieme da 10 anni e si amavano.

Jeanne non poteva pensare senza orrore a quel che sarebbe stato di lei, se il marito non fosse tornato. Era buio e non si udiva nulla fuorchè il fragore delle onde in mare ed il sibilo del vento sopra il tetto. Jeanne uscì, e dopo essersi guardata intorno nell'oscurità, si mise a fissare il mare, lontano. Non si vedeva nulla e c'era sempre quel terribile pensiero, di quel che sarebbe successo a lei e ai bambini se lui non fosse tornato. E si rammentò della sua vicina, Lise,il cui marito era scomparso lui pure in mare. Si rammentò anche che la sua vicina si era ammalata. "Andrò a trovarla" pensò Jeanne e, tornata a casa, prese la lanterna e andò dalla vicina.

Il vento, avvolgendole la gonna fra le gambe, le spense subito la lanterna e quasi la fece cadere, ma lei si raddrizzò, giunse alla porta della vicina e bussò. Non vi fu risposta, lei spinse la porta, entrò e accese la lanterna. La vicina non è più malata ormai, giace immobile, e pallida, e fredda. Sul letto, ai suoi piedi, vi sono i suoi due bambini: un bambino di cinque anni e una bambina di tre.La bambina tiene la testa sul petto del bambino e lo stringe a se con un braccio.

Jeanne non sta a pensarci su, prende in braccio pian piano la bambina, il bambino invece si è svegliato e si è messo a piangere. Ma jeanne gli dice di non piangere, e gli promette che tornerà subito a prenderlo, e poi corre con la bambina, contro il vento. A casa, mette la bambina sul proprio letto, e poi corre a prendere il bambino.Così due bambini vengono portati nella casa, e messi a letto,e bevono del latte, e si addormentano.

Jeanne siede accanto al focolare, si scalda e pensa a ciò che ora la attende. Se il marito non tornerà, come farà lei con cinque bambini? E se tornerà, cosa le dirà vedendo quegli orfani? Non le permetterà di prenderli in casa. E' un uomo severo."Dio mio, Dio mio, aiutami" pensa lei, e le sue dita si muovono rapide, lavorando alla maglia di sempre.

Il vento continua a soffiare come prima, ma ecco che ad un tratto di fra il vento si odono come dei passi sulla soglia. "Non può essere. No, è lui" E a un tratto la porta ha sussultato, si è aperta, e nella stanza, bagnando il pavimento di rivoli d'acqua di mare che gli colan giù, è entrata l'alta figura del marito.

Lui s'è cambiato, ha cenato e si è seduto accanto al focolare, dopo essersi acceso la pipa. Lei voleva e non osava dirgli. Ma fu lui a chiedere:

<Allora, che ne è della vicina?>

<E' morta> ha detto Jeanne, trattenendo il respiro.

<E i bambini, dove sono?> disse il marito e si accigliò.

<I bambini? Non lo so... i bambini...> si confuse Jeanne.

<Mica si può lasciare morire anche loro. Bisogna che li prendiamo con noi> disse lui guardando il fuoco.

<Pavel, oh, Pavel, alzati, vieni qua> disse lei, avvicinandosi al letto. <Su, vieni qua> disse lei, e cominciò a piangere.

Lui si alzò e le si avvicinò. Lei scostò la coperta, i bambini si erano abbracciati, come là, nell'altra casa, e dormivano sul loro letto.

<Ah, così stanno le cose!> disse Pavel, e battè teneri colpetti sulla spalla di Jeanne e sorrise.

<Tutti devono vivere>

1- Lev Tolstoj – La vera vita, ed Manca, pag 256

2- Lev Tolstoj - Tutti i racconti, ed Mondadori pag 1077


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