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Francesco d'Assisi 1182-1226FRANCESCO D'ASSISI

Ora nell'anno del signore 1182 avvenne che ad Assisi madonna Pica desse alla luce un bambino mentre il marito si trovava in viaggio in Franconia. La madre decise di dare al piccolo il nome di Giovanni... quandoL'ABBE' PIERRE però, qualche tempo dopo, Bernardone, suo padre, tornò dal viaggio, diede al bambino il nome di Francesco e questo nome gli restò sempre..... già in tenera età, d'altronde Francesco imparò la lingua gallica che usò volentieri anche più tardi, soprattutto quando, per suo diletto, cantava belle canzoni........per il resto il bimbo crebbe senza molta istruzione e fu iniziato solo ai primi elementi dell'arte dello scrivere e del latino..
...Se così non fu educato a divenire un sapiente d'eccezione, tanto più lietamente però godette dei piaceri degli anni giovanili e guardò serenamente alla vita perchè era d'indole lieta e facile e profondamente dedito a ogni cosa bella e serena.
Mentre si'inoltrava così negli anni dell'adolescenza, un desiderio struggente cominciò a turbarlo, come se dovesse fare proprio di se stesso, qualcosa di straordinario e di grandioso.

Con passione impetuosa si buttò nella vita.....essere cavaliere e trovatore era il suo sogno e il suo desiderio più fervido...godeva pienamente degli splendori del mondo, vestiva con sfarzo e con gusto, dava banchetti, gli piaceva cavalcare, tirar di scherma, giocare e danzare...conservò però un cuore mite e compassionevole
Sopravvennero intanto tempi inquieti...Echeggiò allora una notizia, secondo cui nell'italia meridionale, Guglielmo di Brienna avrebbe posto le sue armi al servizio del papa. E ovunque uomini e giovani coraggiosi e impazienti decisero di recarsi lì...Francesco insieme con i suoi compagni, montò a cavallo, salutò con coraggio e, nella sua ricca armatura, cavalcò fuori dalla città come un audace giramondo e avventuriero...Ma forse improvvisamente, gli enigmi della vita e della morte furono chiari ai suoi occhi e una sacra forza lo costrinse improrogabilmente a fare una scelta e a cercare una meta per il suo cammino...a Spoleto poi fu colto da febbre e poco dopo ritornò da solo ad Assisi...Da allora il figlio del ricco ser Bernardone, anzichè in compagnia dei nobili giovani intenti al gioco e alla vita facile, fu visto sempre solo, o tra i poveri e i miseri.

Vendette tutto quel che era ancora suo nella casa paterna, compreso il cavallo, e donò il ricavato al prete ella cappella, che era in stato di abbandono e pericolante. Lui stesso restò a vivere lì e si diede a restaurarla con le sue mani.

Portata felicemente a termine la ricostruzione di san Damiano, Francesco si dedicò alla chiesetta della Porziuncola, che aveva altrettanto bisogno di essere restaurata.

Esercitò costantemente, con somma maestria, l'arte meravigliosa di rigenerarsi attraverso la vita della natura, assorbendo le forze della terra come solo i poeti ed i veri beati sanno fare. Parlava con i fiori, con l'erba, con le acque e con gli animali d'ogni specie come fa un bambino o un saggio; li glorificava, gioiva con loro e partecipava alla loro vita innocente, dono concesso solo ai prediletti del signore, che nel cuore e nei sensi non invecchiano mai, ma rimangono tutta la vita freschi e riconoscenti come bambini. La vera e sincera bontà del cuore è infatti come il magico segreto di Salomone, che svela all'uomo il linguaggio degli animali e l'intima natura delle piante, degli alberi, delle pietre e delle montagne così che la molteplicità del creato si presenta ai suoi occhi in una completa unità, senza celare abissi ostili o regni delle tenebre.


Quand'era stanco di parlare con gli uomini, andava per i prati, i boschi e le valli, dove percepiva nelle sorgenti, nel vento e nel canto degli uccelli, la dolce e potente lingua del paradiso. Sapeva bene che ogni essere della terra possiede un'anima, e a tutte le anime si avvicinava con amore e profondo rispetto, anche a quello delle erbe e delle pietre.

I suoi canti non furono trascritti da nessuno e uno solo è giunto fino a noi. Ma si diffusero largamente e portarono a mille cuori oppressi consolazione e coraggio, diedero nuova vitalità a spiriti stanchi e avviliti, penetrarono in profondità nell'anima del popolo che li ascoltava attento, infondendo tanto ardore quanto a pochi altri cantori è riuscito in tutti i tempi. 1


Cantico delle creature


Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la glorie e l'onore

e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se confano, e nullo omo è digno te mentovare.

Laudato sì, mi Signore, con tutte le tue creature, spezialmente messer lo frate sole,
lo quale è iorno, e illumini noi per lui.
Ed è bello e radiante cun grande splendore: de te, Altissimo, porta significazione.

Laudato sì, mi signore, per sora Luna e le stelle,
in cielo l' hai formate clarite e preziose e belle.

Laudato sì, mi Signore, per frate Vento, e per Aere e Nubilo e sereno e onne tempo
per lo quale alle tue creature dai sustentamento.

Laudato sì, mi Signore per sora Aqua,
la quale è molto utile e umile e preziosa e casta.

Laudato sì, mi Signore, per frate Foco, per lo quale enn'allumini la nocte:
ed ello è bello e iocundo e robustoso e forte.

Laudato sì, mi Signore, per sora nostra madre Terra,
la quale ne sostenta e ne governa,e produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba.

Laudato sì, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore,
e sostengono infirmitate e tribulazione.
Beati quelli che 'l sosterranno in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato sì, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali.
Beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte seconda no li farà male.
Laudate e benedicite mi Signore, e rengraziate e serviteli cun grande umilitate.

°°°°°°°°°°

...il suo atteggiamento verso il cosmo è un atteggiamento di rispetto. Quando dimostra rispetto per le pietre e per ogni animale che incontri nel suo cammino, quando rifiuta di spegnere una fiamma e nello spaccar la legna si preoccupa di lasciar intatta ogni minima possibilità di vita, è per rispetto alla Luce e alla Vita che per lui palpitano in quelle creature. Con quel rispetto egli celebra a suo modo il Dio che tutto supera. Rispetto la cui mancanza fa male nella nostra società moderna. Dell'acqua e dell'aria, Francesco dirà più tardi, nel suo Cantico delle creature, cose sublimi che rispecchiano l'intatta purezza del suo cuore. 2

Ma la mendicità non era la regola, la regola era il lavoro, così come lo era per i poveri... Francesco faceva di tutto, in particolare come si è visto, il muratore. Quelli che verranno al suo seguito, dovranno continuare ad esercitare il mestieri che facevano, purchè non fosse quello delle professioni e del commercio...Ma in ogni caso, la prestazione di lavoro non si basava su nessuna forma di contratto e nemmeno sul diritto a richiedere la remunerazione, la quale se c'era andava accolta, come se si trattasse di elemosina, restava insomma nella forma etico sociale dello scambio gratuito di doni che, secondo Marcel Mauss, è alla base della struttura antropologica.3

Insegnava ai suoi a costruirsi piccole abitazioni e povere, di legno non di pietra, e cioè piccole capanne, di forma umile. Spesso, parlando della povertà, ricordava ai frati il detto evangelico: -le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo nidi, ma il figlio di Dio non ebbe dove posare il capo-

Una volta si doveva tenere il Capitolo presso santa Maria della Porziuncola. Mentre era imminente il tempo fissato, il popolo di Assisi osservò che non vi era una abitazione adatta e, all'insaputa dell'uomo di Dio, costruì una casa per il Capitolo, nel minor tempo possibile. Quando il Padre ritornò, guardò con meraviglia quella casa e ne fù molto amareggiato e addolorato. Subito, per primo, si accinse ad abbatterla, salì sul tetto e con mano vigorosa rovesciò lastre e tegole. Pure ai frati comandò di salire e di togliere del tutto quel mostro contrario alla povertà. 4

Di giorno, quelli che ne erano capaci, si impegnavano in lavori manuali, o nei ricoveri dei lebbrosi o in altri luoghi, servendo a tutti con umiltà e devozione. Non volevano esercitare nessun lavoro che potesse dar adito a scandalo, ma sempre si occupavano di cose sante e giuste, oneste e utili, dando esempio di pazienza a tutti coloro con i quali si trovassero... 5

... quando i frati dimoravano presso Rivotorto, c'era uno di loro che poco pregava, non lavorava e si rifiutava di andare alla cerca, perchè si vergognava: mangiava forte però.Considerando una simile condotta, Francesco capì con la luce dell Spirito Santo che quello era un uomo carnale. E gli rivolse queste parole: <va' per la tua strada, fratello Mosca! Tu vuoi mangiare il lavoro dei tuoi fratelli, ma sei ozioso nel servizio di Dio. Sei come il fuco, che non lavora ne' raccoglie e divora il frutto della fatica delle api operose> Quel tale se ne andò per la sua strada, senza nemmeno chiedere scusa, da quell'uomo carnale che era. 6

...e io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare, e tutti gli altri frati voglio che lavorino di lavoro quale si conviene all'onestà. Coloro che non sanno imparino, non per la cupidigia di ricever la ricompensa del lavoro, ma per dare l'esempio e tener lontano l'ozio.... 7


Vieni Francesco (canto)


vieni Francesco, vieni a vedere come il sole di oggi, non è più lo stesso
ci scalda troppo, scioglie i ghiacci e dal mare caldo arrivano gli uragani
       e invece del sole, che l'energia ci regala
       vogliono che la paghiamo, sempre più cara

dicono che è meglio, quella nucleare ma noi sappiamo, che ci vogliono fregare
che il sole è di tutti, ed il petrolio di qualcuno che il sole è gratis, tutto il resto si paga
        vieni Francesco, vieni a raccontare
        che il sole ci da, anche da lavorare


laudato si mio signore per fratello sole che illumina e risplende

per sorella luna e le stelle chiare, per le nuvole ed il vento ed il cielo sereno

nelle città ,ci sono le polveri sottili il rumore e il traffico, ci fanno morire
e ci fanno anche, morir di sete perchè con l'acqua, vogliono guadagnare
        e l'aria è di tutti e la, vogliamo respirare
        senza la paura di, dover soffocare
e l'acqua pulita che, scenda sulla terra non sul cemento che le fa la guerra
vieni Francesco, vaglielo a dire che è tanto ciò che, abbiamo da fare
         è la nostra terra che, vogliamo migliorare
        e i giovani ci possono e, devono lavorare

laudato si mio signore per i frutti i fiori colorati e l'erba

per fratello fuoco, che illumina la notte per l'acqua e l'aria così preziosa e bella

e nei prati invece dei, frutti e dei fiori ci portano gli autompattatori
ma noi oggi ,possiamo ricominciare la terra è fatta per, coltivare
        troppi campi sono lì tutti incolti
        ma il diritto abbiamo di, lavorare
tutte cose che si possono fare senza tanto star, li a pensare
di dover fare, gli investimenti con le banche dei ricchi e dei potenti
        vieni Francesco, vieni a liberarci
        la terra è da amare e da coltivarci

laudato si mio signore per madre terra che ci sostiene e ci governa

laudato si mio signore per madre terra che ci sostiene e ci governa

vieni Francesco, vieni a vedere come i nostri giovani son trascurati
son belli e forti ma senza lavoro gli dicono sempre di aspettare
        che forse domani avranno da fare
        ma allora anche tu ti sei ribellato
le regole di tuo padre hai rifiutato il tuo lavoro sapevi dov'era
con le tue mani la calce e le pietre la piccola cappella hai restaurato
        
volevi costruire un mondo di pace
        allora da rifare c'era solo la chiesa

oggi c'è l'Italia tutta intera,
        con le tue mani la calce e le pietre
oggi c'è l'Italia tutta intera,
        volevi costruire un mondo di pace
oggi c'è l'Italia tutta intera.
        allora da rifare c'era solo la chiesa
oggi c'è l'Italia tutta intera.


bibliografia:

1-Hermann Hesse – Francesco d'Assisi, cit .dai cap 1-2-3-4

2-N.G.M. Van Doornik – Francesco d'Assisi, profeta per il nostro tempo. Pag 39

3-Ernesto Balducci – Francesco d'Assisi, pag.38

4- Tommaso Da Celano-dalla seconda biografia

5- Tommaso Da Celano-dalla prima biografia

6- Dalle Leggende perugine – episodio riportato da E.Balducci in Francesco d'Assisi, pag 206

LOGO CON INTERPRETI

7-Dal "Testamento"- riportato da R.Lambertini e a. Tabarroni in – Dopo Francesco: l'eredità difficile, pag 27




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