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Don Lorenzo Milani 1923-1967

LORENZO MILANI

Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti.

Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che "respingete".
Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

Due anni fa, in prima magistrale lei mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non essere visto.

Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma. Il babbo osserva e ascolta, ma non parla.

E la timidezza dei poveri è un mistero antico, non glielo so spiegare io che ci sono dentro, Forse non è nè viltà nè eroismo. E' solo mancanza di prepotenza.
Alle lementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un'aula sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto.

Finite le elementari avevo diritto ad altri tre anni di scuola. Anzi la costituzione dice che avevo l'obbligo di andarci. Ma a Vicchio non c'era ancora la scuola media.
Ai miei poi la maestra aveva detto che non sprecassero soldi: <Mandatelo nel campo. Non è adatto per studiare>.

A Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dal prete. Dalla mattina presto fino a buio, estate e inverno. Nessuno era "negato per gli studi".

(canto)

Barbiana, quando arrivai, non mi sembrò una scuola

Nè cattedra, nè lavagna nè banchi

d'ogni libro c'era una copia sola i ragazzi si stringevano sopra

si faticava ad accorgersi che uno era un po' più grande e insegnava

La vita era dura anche lassù, disciplina e

scenate, da far perdere la voglia di tornare


...Però, chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui.
Non c'era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica. Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perchè il lavoro è peggio.
Ma ogni borghese che capitava a visitarci faceva una polemica su questo punto.

Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi, noi contadini non ci avete interrogati!
Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi.

L'anno dopo ero maestro. Cioè lo ero tre mezze giornate la settimana. Insegnavo geografia matematica e francese a prima media. Per scorrere un atlante o spiegare le frazioni non occorre una laurea.

Se sbagliavo qualcosa poco male. Era un sollievo per i ragazzi. Si cercava insieme. Le ore passavano serene senza paura e senza soggezione. Lei non sa fare scuola come me. Poi insegnando imparavo tante cose:

(canto)

Per esempio ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne
insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia.

sotto gli esami avrei voluto mandar al diavolo i piccoli e studiare per me
ma mi toccava esser generoso anche quando non ero.

A voi vi parrà poco. Ma coi vostri
ragazzi fate meno li invitate soltanto a farsi strada

...Dopo l'istituzione della scuola media a Vicchio, arrivaraono a Barbiana anche i ragazzi del paese. Tutti bocciati, naturalmente.
Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l'avevano giudicato un cretino. Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico alla lettura. I professori l'avevano sentenziato unj delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.

Nè l'uno nè l'altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l'officina. Sono venuti da noi solo perchè noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.

Sandro in poco tempo s'appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e prima.

A giugno il "cretino" si presentò alla licenza e vi toccò passarlo.
Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l'odio dei libri.
Noi per lui si fecero acrobazie.

Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e che lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi in seguito a fargli amare anche il resto. Ma agli esami una professoressa gli disse: <Perchè vai ad una scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere?>

Lo so anch'io che Gianni non si sa esprimere.
Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l'avevate buttato fuori di scuola l'anno prima.

Bella cura la vostra. Voi dite che Pierino, il figlio del dottore, scrive bene.
Per forza, parla come voi. Appartiene alla ditta.

Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccolo chiamava la radio lalla. E il babbo serio: <Non si dice lalla, si dice aradio>.

Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.

<Tutti i cittadini sono eguali senza distinzione di lingua>. L'ha detto la Costituzione pensando a lui.

Ma voi avete più in onore la grammatica che la costituzione. E Gianni non è più tornato neanche tra noi.
Così è stato il primo incontro con voi. Attraverso i ragazzi che non volete.

L'abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola.

A giugno del terzo anno di Barbiana mi presentai alla licenza media come privatista.
Il tema fu: <Parlano le carrozze ferroviarie>. A Barbiana avevo imparato che:


(canto)

le regole dello scrivere sono: aver qualcosa di importante da dire e

che sia utile a tutti o a molti. Raccogliere tutto quello che serve.

Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve, ogni

parola che non usiamo parlando. Non porsi limiti di tempo.

Così scrivo con i miei compagni questa lettera. Così

spero scriveranno i miei scolari quando sarò maestro.


Mi provai dunque a scrivere come volete voi. Posso ben credere che non ci riuscii. Certo, scorrevano meglio gli scritti dei vostri signorini, esperti nel frigger aria e nel rifrigger i luoghi comuni.

La storia di questo mezzo secolo era quella che sapevo meglio. Rivoluzione Russa, fascismo, guerra, resistenza, liberazione dell'Africa e dell'Asia. E' la storia in cui sono vissuti il nonno e il babbo.
Poi sapevo bene la storia in cui vivo io. Cioè il giornale che a Barbiana leggevamo ogni giorno, ad alta voce, da cima a fondo. Sotto gli esami due ore di scuola spese sul giornale ognuno se le strappa dalla sua avarizia. Perchè non c'è nulla sul giornale che serva ai vostri esami.. E' la riprova che c'è poco nella vostra scuola che serva nella vita.

Quella professoressa s'era fermata alla prima guerra mondiale. Esattamente al punto dove la scuola potrebbe riallacciarsi con la vita. E in tutto l'anno non aveva mai letto un giornale in classe.
Che siete colti ve lo dite da voi. Avete letto tutti gli stessi libri. Non c'è nessuno che vi chieda qualcosa di diverso.

Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati.
Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. E' più facile che i dispettosi siate voi.
Anche i signori hanno i loro ragazzi difficili. Ma li mandano avanti.


(canto)

Solo i figli degli altri qualche volta paiono cretini. I nostri no. Standogli

accanto ci si accorge che non sono. E neppure svogliati.

O per lo meno sentiamo che sarà un momento, che gli passerà, che ci deve

essere un rimedio. Allora diciamo che tutti i ragazzi nascono eguali

e se in seguito non lo sono più, è colpa

nostra e dobbiamo rimediare.


Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi a ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l'ingegno per farli funzionare.
Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio, multa per ogni ragazzo che non ne impara una.

Allora l'occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l'intelligenza che Dio ci ha messa certo uguale agli altri.Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste la notte con il pensiero fisso su lui a cercare un modo nuovo di far scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna, perchè la scuola che perde Gianni non è degna d'essere chiamata scuola.

Il curioso che lo stipendio per buttarci fuori ve lo paghiamo noi, gli esclusi.
Povero è chi consuma tutte le sue entrate, ricco chi ne consuma solo una parte. In Italia, per un caso inspiegabile, i consumi sono tassati fino all'ultima lira. Le entrate solo per burla.

Mi hanno raccontato che i trattati di scienza delle finanze chiamano questo sistema "indolore". Indolore vuol dire che i ricchi riescono a far pagare le tasse soltanto ai poveri senza che se ne avvedano.

Le segreterie dei partiti preparano le liste dei candidati per le elezioni. Le ornano in fondodi qualche lavoratore tanto per salvar la faccia. Poi provvedono che le preferenze vadano ai laureati.

In conclusione vanno a far le leggi nuove quelli cui vanno bene le leggi vecchie. Gli unici che non sono mai vissuti dentro alle cose da cambiare.

Il mio babbo e il mio fratello vanno al bosco per me. Non posso ripetere gli anni e non intendo portar legna addosso, lasciando il mondo così com'è. Avreste troppa soddisfazione.

Così sono tornato a barbiana e a Giugno mi sono presentato privatista.
Mi avete fregato di nuovo come sputar per terra. Ma non cedo. Sarò maestro e farò scuola meglio di voi.

Ora siamo qui ad aspettare una risposta. Ci sarà bene in qualche istituto magistrale qualcuno che ci scriverà:

< Cari ragazzi, non tutti i professori sono come quella signora. Non siate razzisti anche voi. Anche se non sono d'accordo su tutto quello che dite, so che la nostra scuola non è perfetta.Comunque quelli di voi che vogliono essere maestri, venite a dar gli esami quaggiù. Ho un gruppo di colleghi pronti a chiudere due occhi per voi. A pedagogia vi chiederemo solo di Gianni. A italiano di raccontarci come avete fatto a scrivere questa bella lettera. A latino qualche parola antica che dice il vostro nonno. A storia i motivi per cui i montanari scendono al piano>

Aspettiamo questa lettera. Abbiamo fiducia che arriverà.
Il nostro indirizzo è: Scuola di Barbiana. Vicchio Mugello (Firenze).



Tratto da: Scuola di Barbiana – Lettera a una professoressa , Libreria Ed. Fiorentina


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